La nostra scelta più importante è il modo in cui decidiamo di vivere la nostra vita. La felicità è amore, nient’altro.

Katia Botta

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lunedì 22 luglio 2019

Siamo convinti di essere liberi invece siamo tutti “schedulati”




Fare soldi, Leadership, Potere, Successo, Creare business, un continuo confrontarsi ed essere valutati in termini di efficienza, capacità produttiva e potere.
Formazione, programmazione, pianificazione… produrre, produrre, vendere, vendere, veloce, veloce, acquisire clienti, sfondare nel mercato, essere il migliore. Migliore di chi? Se proprio vuoi esserlo sii il migliore di te stesso!

Il successo è potersi coricare ogni sera con l’animo in pace. (Paulo Coelho)


Ma dove stiamo andando? Siamo sicuri che questa è la via della serenità e soprattutto della libertà?

Anche il nostro linguaggio è cambiato diventando impersonale, schematico, non c’è più l’enfasi del dialogo.

Ecco un piccolo elenco delle frasi più comuni:

Scusami, ho una call…
In che ramo lavori?
Lavoro nel marketing, nel fashion, nel travel, nel food, , health, welness, etc…
Oggi pomeriggio ho uno speech
Hai visto il brief di ieri?
Controlla il benchmark
Dammi un feedback
Oggi prepariamo un brainstorming
Occorre massimizzare prestazioni e profitti
Definiamo la deadline
Sentiamoci per un update, ma inviami un messaggio così lo schedulo sul calendar.

Siamo convinti di essere liberi invece siamo tutti inseriti in un processo di scheduling: siamo tutti “schedulati” e schiavi della “logica efficientista”.

Ricordiamoci che ogni persona è importante per ciò che è in se stessa e non per ciò che produce o per i traguardi che raggiunge,  e che gli unici sforzi da fare devono essere mirati alla sincerità, alla lealtà e al bene comune,  affinché non sia l’egoismo a dominare nel nostro cuore.


Mi piace ricordare una frase di Papa Francesco nella lettera enciclica Laudato Sì: “Siamo sempre più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che dominare spazi di potere”.

Buona Vita! In libertà e senza stress!
Katia Botta


Per approfondire:
Lettera enciclica Laudato Sì di  Papa Francesco
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

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venerdì 29 dicembre 2017

Quest’anno non ti auguro di “essere più”….ma di “creare più”….

Per il 2018 cerchiamo di essere noi stessi creatori
Per il 2018 anziché “chiedere un anno migliore”, cerchiamo di essere noi stessi creatori di salute, pace, armonia, felicità, verità, abbondanza e avvenimenti straordinari.

L’anno nuovo è solo una nuova fase della nostra vita e racchiude tutte queste qualità, sta a noi riconoscerle e farne buon uso per creare in noi e attorno a noi una realtà armonica. I desideri si manifestano nell’equilibrio, quando siamo in pace con noi stessi e con il tutto.

Ringraziamo con gratitudine l’anno che abbiamo vissuto e tutto ciò che abbiamo imparato, scorriamo brevemente nella nostra mente i vari momenti più importanti, rivediamo gli errori per imparare dalle esperienze del passato e non ripeterli, ma congratuliamoci anche con noi stessi per le nuove conquiste fatte, per i momenti meno belli superati, preoccupazioni, delusioni o momenti di sconforto che ci hanno resi più forti. Tutto è un dono, anche i momenti dolorosi che sembrano distruggerci sono dono per la nostra crescita, da ogni distruzione nasce la trasformazione che porta a cambiamento.

Accogliamo il Nuovo Anno. Semplicemente, accogliamolo.

Quindi quest’anno non ti auguro
di “essere più”….ma di “creare più”….

Trova dentro di te la parola che definirà il tuo nuovo anno, sarà la motivazione che ti porterà a crearla.

Helen Keller dichiarò che "La vita o è un'audace avventura o non è nulla".

La mia parola per il nuovo anno sarà “Avventura”, dal latino -adventura- “Ciò che accadrà”. Per me avventura è accettazione, è apertura, è vivere con leggerezza, senza aspettative, con fantasia, avventura come dono di ogni giorno della mia vita vissuta nella fede e nella speranza cristiana, avventura come progetto di Dio e della Sua volontà particolare su ciascuno di noi. Affidandomi a Lui, tutto ciò che accadrà sarà dono, scoperta, insegnamento, speranza.

La speranza mai è ferma, la speranza sempre è in cammino e ci fa camminare. La speranza apre nuovi orizzonti, rende capaci di sognare ciò che non è neppure immaginabile, ci dà tanta forza. La speranza cristiana è solida, ecco perché non delude. Mai, delude. La speranza non delude! (Papa Francesco) Aprite i vostri cuori e questa forza di Dio vi porterà avanti, farà cose miracolose e vi insegnerà cosa sia la speranza. Questo è l’unico prezzo: aprire il cuore alla fede e Lui farà il resto.

Se impariamo a leggere ogni cosa con la luce dello Spirito, ci accorgiamo che tutto è un dono, l’avventura della vita è un dono, è scoperta, è affrontare, è accettare, è superare, è crescita!

Ognuno di noi deve vivere l’avventura della propria vita nella fede della speranza, “saldo nella speranza contro ogni speranza”.( Rm 4,18).  La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza.

Noi creiamo con il dono dei nostri talenti, non sono forse questi doni dello Spirito? Noi creiamo con sentimenti di speranza e in questo sforzo di creazione personale lo Spirito ci raggiunge, come un’energia interiore suscitata in noi dall’accoglimento della Parola di Dio. Ascoltiamola dentro di noi.

Qual è la parola che definirà il tuo nuovo anno?

Buona creazione del tuo Nuovo Anno!
Katia Botta

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Immagine dal web Julia Roberts-Mangia, prega, ama

venerdì 6 gennaio 2017

I Re Magi sono simboli di cammino e di ricerca di Dio


I Magi rappresentano gli uomini di ogni parte della terra che vengono accolti nella casa di Dio. Davanti a Gesù non esiste più divisione alcuna di razza, di lingua e di cultura: in quel Bambino, tutta l’umanità trova la sua unità.
(Papa Francesco)

Solo il Vangelo di Matteo parla dei Re Magi ma senza descriverli, racconta che i Magi dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei. 

Vi sono 4 passi importanti su cui riflettere:
La Ricerca nel Cammino,
la Partecipazione attiva nell’indagine di fede,
la Prostrazione nel gesto dell’Adorazione come Dio.
L’Offerta dei tre doni

I Re Magi sono simboli di cammino e di ricerca di Dio, pertanto l’Epifania nel tempo è stata definita una festa di “movimento” una attraverso la quale possiamo capire come Cristo vada verso il mondo e il mondo verso di Lui.  
La nostra fede viene dalla storia. Non è idea, pensiero, riflessione. E’ rivelazione ed opera di Dio nel nostro tempo.
Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo.
La stella è segno di regalità; essi invece vi vedono anche l’altro segno: quella della divinità
Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov’è il re dei Giudei che è nato?
E’ nato un re, anzi è nato il re dei Giudei. Non sanno dove e lo chiedono. Notare la partecipazione dell’uomo nell’indagine di fede. A volte c’è un segno, c’è una verità significata, ma è lasciata all’uomo la partecipazione attiva per indagare la pienezza della verità. Ancora una volta Dio e l’uomo insieme, il segno e la persona insieme. Non tutto è dato. La fede è dono ed è ricerca; è regalo ma anche sforzo ed impegno.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono.
Nel gesto della prostrazione essi lo riconoscono come re. Nel gesto dell’adorazione come Dio.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

L’oro è per la regalità.  L’incenso è per la divinità.  La mirra è per la mortalità, l’amarezza, il dolore, la sofferenza. Nell’offerta di questi tre doni le profezia si ricompongono: Regalità e divinità, umanità e sofferenza, mortalità e immortalità, Dio e Uomo sono in questo BAMBINO CHE E’ NATO.

La mano di Dio vigila sul bambino. L’occhio del Signore veglia sul cammino del Giusto e lo salva. Dove non arriva l’uomo, dove l’uomo non vede, vede Dio ed arriva Lui. La prudenza è dono dell’Onnipotente ed è concessa ai suoi veri adoratori.

Che tipo di stella era quella che i Magi hanno visto e seguito?

Il Santo Padre Benedetto XVI ci spiega il suo significato: 

“E veniamo così alla stella. Che tipo di stella era quella che i Magi hanno visto e seguito? Lungo i secoli questa domanda è stata oggetto di discussione tra gli astronomi. Keplero, ad esempio, riteneva che si trattasse di una “nova” o una “supernova”, cioè di una di quelle stelle che normalmente emanano una luce debole, ma che possono avere improvvisamente una violenta esplosione interna che produce una luce eccezionale. Certo, cose interessanti, ma che non ci guidano a ciò che è essenziale per capire quella stella. Dobbiamo riandare al fatto che quegli uomini cercavano le tracce di Dio; cercavano di leggere la sua “firma” nella creazione; sapevano che “i cieli narrano la gloria di Dio” (Sal 19,2); erano certi, cioè che Dio può essere intravisto nel creato. Ma, da uomini saggi, sapevano pure che non è con un telescopio qualsiasi, ma con gli occhi profondi della ragione alla ricerca del senso ultimo della realtà e con il desiderio di Dio mosso dalla fede, che è possibile incontrarlo, anzi si rende possibile che Dio si avvicini a noi. L’universo non è il risultato del caso, come alcuni vogliono farci credere. Contemplandolo, siamo invitati a leggervi qualcosa di profondo: la sapienza del Creatore, l’inesauribile fantasia di Dio, il suo infinito amore per noi. Non dovremmo lasciarci limitare la mente da teorie che arrivano sempre solo fino a un certo punto e che – se guardiamo bene – non sono affatto in concorrenza con la fede, ma non riescono a spiegare il senso ultimo della realtà. Nella bellezza del mondo, nel suo mistero, nella sua grandezza e nella sua razionalità non possiamo non leggere la razionalità eterna, e non possiamo fare a meno di farci guidare da essa fino all’unico Dio, creatore del cielo e della terra. Se avremo questo sguardo, vedremo che Colui che ha creato il mondo e Colui che è nato in una grotta a Betlemme e continua ad abitare in mezzo a noi nell’Eucaristia, sono lo stesso Dio vivente, che ci interpella, ci ama, vuole condurci alla vita eterna”. (estratto da: Omelia del Santo Padre Benedetto XVI Basilica Vaticana Giovedì, 6 gennaio 2011) © Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana.


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