La nostra scelta più importante è il modo in cui decidiamo di vivere la nostra vita. La felicità è amore, nient’altro.

Katia Botta

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lunedì 14 febbraio 2022

Amare attraverso il perdono


 

Il perdono è l'essenza dell'amore. Amare è perdonare, perdonare è amare. (Andrew Greeley)


Amare vuol dire donare se stessi con gratuità, anche quando riceviamo come risposta al nostro amore l'ingratitudine o la delusione. Amare è riuscire a vedere quello che gli altri non vedono di se stessi, è volgere uno sguardo di fiducia e riuscire a intuire le qualità e il bene che si nascondono dietro la facciata delle persone. Questa fiducia esclude il giudizio e dona la possibilità di perdonare.

Impariamo ad amare proprio attraverso l'esperienza del perdono.

Più perdoniamo, più siamo capaci di amare con gratuità. Quando non riusciamo a perdonare lo sguardo è rivolto solo su noi stessi, sul nostro ego, sulla superbia di essere nella ragione, su un concetto di superiorità di noi stessi verso l'altro.

Le problematiche non risolte dentro di noi, la mancanza di pace interiore, ci portano ad esternare rabbia e frustrazione e, in realtà, chi abbiamo di fronte è solo un pretesto che fa emergere i conflitti irrisolti che abbiamo dentro, altrimenti lo sguardo verso l'altro e i suoi errori sarebbe di compassione e misericordia.

Quando decidiamo di perdonare attraverso l’amore, ci vengono mostrate le fragilità degli altri ma soprattutto le nostre, solo così possiamo renderci conto che siamo capaci di perdonare solo se rivediamo noi stessi, i nostri limiti, i nostri difetti ricordandoci che siamo noi i primi a dover essere perdonati e perdonarci per i nostri errori. Per fare ciò occorre una grande umiltà.

Se non abbiamo fatto l'esperienza di essere perdonati o se non abbiamo perdonato noi stessi, continuiamo a giudicare noi e gli altri e sopraggiunge la resistenza al perdono.

La resistenza al perdono possiamo definirlo un momento di grazia, perché ci dà la possibilità di passare dalla rabbia dell'autocritica (chi non si perdona, analizza gli errori) all’amore del metterci in discussione con indulgenza verso noi stessi (consapevolezza delle proprie fragilità e debolezze per migliorare).

Quando non riusciamo a perdonare, quando sopraggiunge la resistenza al perdono, accogliamola come una fase di crescita per vedere cos'è che non abbiamo ancora risolto nella nostra vita, è un buon momento per riconciliarci con noi stessi e fortificare le relazioni.

Buona Vita e Buon San Valentino a tutti!

Katia


mercoledì 30 ottobre 2019

Perché il percorso Fiori di Bach e Coaching funziona?

Tutto ciò che crea insoddisfazione, vuoto, mancanza, porta alla perdita graduale del controllo della nostra vita mettendo in evidenza un problema

Se vuoi cambiare alcune cose nella tua vita e hai sempre rimandato perché…”non era il momento”, questo potrebbe essere proprio il momento giusto per iniziare con me un percorso di Fiori di Bach e Coaching.

Perché il percorso Fiori di Bach e Coaching funziona?
Perché c’è ascolto senza giudizio e si sviluppa attraverso un rapporto empatico positivo. Perché è uno stimolo di cambiamento altamente efficace che aiuta a far quadrare il bilancio della propria vita, aiuta a consapevolizzare i propri talenti, a mettere in risalto le doti, a riconoscere se stessi tal quale come siamo senza condizionamenti e quindi a migliorare i rapporti con gli altri per evitare qualsiasi relazione basata sull’attaccamento, sul controllo o sulla dipendenza o co-dipendenza affettiva, che impediscono di credere in se stessi e nelle relazioni con gli altri, fino ad arrivare a volte ad annullare se stessi.

Fare un percorso di Fiori di Bach e Coaching ti aiuterà a trovare nuovi significati, per ritrovare forza, coraggio e motivazione alla tua vita.

Dobbiamo vivere la vita secondo la legge dell’amore, perché l’amore è gioia e non serve a nulla se viene inteso come sofferenza!

Chi dice di amarti ma ti fa star male, fino a farti dubitare delle tue certezze, è semplicemente un manipolatore affettivo che crea un forte rapporto di dipendenza affettiva.

Ricorda: Quando muore dentro di te ogni tipo di dipendenza, di  attaccamento, nasce la libertà.

La libertà è il cibo dell'amore mentre l'attaccamento e la dipendenza sono il cibo della paura, distruttore dell'amore e della libertà. Paradossale, vero?

I Fiori di Bach armonizzano i sentimenti negativi che hanno causato il problema

È un metodo di cura che non ha alcuna controindicazione né effetti collaterali, e che può essere associato ad altre terapie

I disagi provengono sempre da:
Relazioni /Matrimonio
Famiglia
Lavoro

Relazioni malate con… generano Sentimenti malati di…

Ogni malessere viene generato dalle relazioni di conflitto con il partner, il marito, i figli, l’amica, il collega, la suocera, che generano a loro volta sentimenti di rabbia, gelosia, orgoglio, invidia, frustrazione, bassa autostima…

Ogni disagio, così come ogni malattia in termini energetici, viene da dentro. Perché il dolore del corpo è solo l’espressione del dolore dell’Anima.

Secondo la visione del Dr. Edward Bach la malattia “è la naturale conseguenza di disarmonia fra il nostro corpo e la nostra anima”

L’approccio terapeutico è incentrato sulla persona e non sulla malattia

Individuare i fiori significa cercare di vedere con gli occhi di chi soffre

Secondo gli insegnamenti del Dr. Edward Bach, il ragionamento da fare è quello analogico, cioè la cura del sintomo va ragionata secondo la cura del sentimento che sta alla base del sintomo, nonché la circostanza in cui si verifica, per poter somministrare i fiori che curano i sentimenti negativi che hanno causato il problema.

È la consapevolezza che guarisce

Qualsiasi avvenimento della nostra vita deve essere integrato con l'accettazione e la consapevolezza


Alcuni Esempi più comuni:

TOSSE IRRITANTE, si cura l’irritabilità della persona per far andar via la tosse. Se è una tosse da irritazione, così come per le intolleranze da cibi o allergie, si cura l’intolleranza della persona (fiore: Beech, il fiore dell’intolleranza)
CERVICALE: chi soffre ripetutamente di questo particolare dolore tende ad essere dominato da un'attività riflessiva esagerata e da una grande ostinazione. Segnali, questi, che rivelano una scarsa cedevolezza nei confronti delle proprie emozioni, del desiderio di lasciarsi andare, di abbandonarsi. (possibili fiori: Cerato (cervicalgia associata a cefalea per l'ansia e la tensione)   
Oak (miorilassante,efficace nelle contratture del m. trapezio sup dex.),  
Gorse (rivitalizzante, efficace nelle contratture del m. trapezio sup. sin) 
MAL DI SCHIENA: (fiori: Oak, se per eccessivo senso del dovere,  Elm se per il sovraccarico di responsabilità)
SONNOLENZA E STANCHEZZA:  Il fiore Hornbeam rappresenta la persona annoiata, stufa e stanca da quando si sveglia al mattino, che si  trascina addormentata tutto il giorno. (fiori: Clematis per mantenere il contatto con la realtà, per l’assenza, lo scollegamento, il disinteresse, Hornbeam per la mollezza, la stanchezza mentale, la routine, la noia. Hornbeam è considerato il caffè dei fiori)
STOMACO: i problemi allo stomaco riflettono dispiaceri di potere, ci si sente privati del proprio potere. Svalutazione da colpa, da critica.
GASTRITE: è collegata alla rabbia perché non ci sentiamo rispettati o apprezzati per quanto valiamo. Il nervosismo e i disagi emotivi sono spesso i responsabili. Il famoso "bruciore allo stomaco" parla della presenza di un fuoco che brucia all'interno, ma che non si esprime mai sotto forma di rabbia e ribellione. E’ una rabbia inespressa.
RABBIA: (fiori: Holly per le esplosioni di rabbia - Willow dirige la rabbia verso se stesso, si lamenta, si compiange, si sente vittima.)
ATTACCHI DI PANICO: Può sopraggiungere a chi si sente intrappolato in un legame o in una situazione che non riesce più a gestire, soprattutto non riesce più a “controllare”, vivendo dentro di sé una lotta conflittuale fra dipendenza ed indipendenza, spesso accompagnati da angoscia di separazione. Tutto ciò crea una pressione interna che sfocia nell’attacco di panico come risultato alla resistenza al cambiamento, al crescere; ma la nostra parte più profonda, quella spontanea, spesso inascoltata, emerge…

Il panico, come l’ansia nascono da un esagerato controllo di noi stessi e di chi ci circonda, è quella piccola ma importante parte di noi che facciamo tacere, che ingabbiamo, che non esprimiamo, ma che alla fine ingabbia noi stessi.

Paradossale dirlo ma gli Attacchi di panico vengono in nostro aiuto,  non sono da demonizzare, è il modo in cui il nostro cervello proprio come un “bodyguard” ci aiuta a comprendere le situazioni di pericolo. Bisogna arrivare a capire che nonostante percepiamo con tutti i sensi i sentimenti di pericolo, nella realtà non vi è una vera minaccia. Lo spiega bene lo psicologo Thomas A. Richards del Social Anxiety Institute: “Il disturbo di panico è in realtà una reazione naturale del corpo che avviene fuori dal contesto”, “Durante un attacco di panico, il corpo sperimenta gli stessi processi fisici che avrebbe se tu fossi davvero in pericolo. La differenza è che anche se ci si sente in pericolo, in realtà non lo si è”.  (possibili fiori: Rock Rose, Cherry Plum, Star of Bethlehem, Walnut, Gorse, Sweet Chestnut, Aspen, Rescue Remedy, Mimulus, Elm, ecc… A seconda delle emozioni che si vivono)

Gli eventi di vita scatenanti riferiti più comunemente provengono sempre dalle solite 3  situazioni:

Relazioni /Matrimonio
Famiglia
Lavoro


-matrimonio/convivenza/separazione
-lavoro/ problemi finanziari e lavorativi/ mobbing lavorativo/ stress da lavoro-Burnout/Dipendenza dal Lavoro
-famiglia/eccessivo senso del dovere, grande preoccupazione verso i nostri cari/ dal desiderio non soddisfatto di essere amato, compreso, ascoltato/la perdita o la malattia di una persona cara/dalla dipendenza economica/ l’essere vittima di una qualche forma di violenza, compreso il mobbing coniugale, ecc… 


Ogni problema contiene in se stesso la soluzione

Ma, come diceva Einstein: "Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo"

A volte basta cambiare la prospettiva per acquisire un punto di vista diverso, e, di conseguenza, anche i risultati saranno diversi rispetto a quelli che hai ottenuto fino a quel momento.

Nella risoluzione dei problemi bisogna fare affidamento su 7 passi essenziali:

1)  Volontà di cambiare: vuol dire FIDARSI del proprio valore
2) Consapevolezza del problema: prendere coscienza del problema e definire l’obiettivo per il cambiamento
3) Valutazione del problema: a cui attribuire un valore emotivo e un valore attributivo (cioè un valore pratico, tenendo in conto i propri bisogni). Attribuire un giusto valore crea equilibrio
4) Priorità: Chiarire e definire le priorità per snellire il problema. Riduce l’ansia
5) Progettualità: Aiuta a ideare e programmare con creatività. E’ la visione del futuro, è motivazione, è la passione
6) Azione: la messa in pratica consolida i punti precedenti
7) Speranza: La speranza è il motore della motivazione, perché la speranza non si arrende mai ed è una grande forza specie se è sorretta dalla fede
La speranza vive dove vive la fede, nel sapere che non siamo mai soli.
Buona Vita nell’Amore! Todo por Amor!

Katia Botta

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Bibliografia:
Edward Bach, Guarire con i fiori, IPSA ed.
Edward Bach, Essere se stessi, Macro Edizioni
Edward Bach, Libera te stesso, Macro Edizioni
Mechtild Scheffer, Terapia con i Fiori di Bach, IPSA ed.
Terapia verbale- G.Mereu
Howard-Ramsell, Guarire con i Fiori di Bach, Tecniche Nuove

Immagine dal web


sabato 29 settembre 2018

Conoscere l’amore non è una operazione della mente, è un incontro



Scegliamo di essere chi siamo ogni volta che crediamo in quello che sentiamo, sia nell'amore che nella mancanza d'amore. Viviamo la vita attraverso uno specchio in cui noi ci osserviamo, ci giudichiamo e di conseguenza ci amiamo o ci neghiamo all'amore. A volte abbiamo addirittura paura di amare per la paura di essere felici, senza considerare che l’amore è la forza trainante della nostra vita.
L’essere umano è sempre alla ricerca dell’amore, dell’accettazione, della comprensione, del riconoscimento di quell’amore da cui si è allontanato, e lo ricerca nella vita, nei rapporti, nelle esperienze d’amore. Ma solo dopo aver conosciuto ed essere riempiti dell’amore di Dio possiamo fare, vedere e comprendere cose che altrimenti non potremmo fare, vedere o comprendere. Solo dopo aver conosciuto la sensazione di completezza dell’amore di Gesù possiamo davvero comprendere l’amore terreno, e quindi amare, amarci e sentirci amati davvero. Solo vivendo questo amore possiamo sperimentare l’agàpe, ovvero l’amore che noi riceviamo da Dio, l'amore col quale Dio ama noi, un amore costante, fedele, gratuito, smisurato, puro e infinito, l'amore come dono che non presuppone e non cerca la gratificazione, l'amore che si prova andando oltre se stessi, è quell’amore di cui parla S. Paolo  nel cap. 13 della prima lettera ai Corinzi: “Pur possedendo tutti i doni e le doti, se non ho l’amore sono un nulla”.
Nella completezza dell’amore di Gesù noi colmiamo il vuoto d’amore che è dentro di noi e solo allora saremo in grado di poter riconoscere, dare e ricevere un amore vero, un amore senza bisogni, senza attaccamento. Se non si comprende bene interiormente questo tipo di amore avremo una interpretazione dell’amore stereotipata, deluso nelle aspettative di un amore che abbiamo formato solo nella nostra mente. Se non si comprende bene interiormente questo tipo di amore rimane una interpretazione dell’amore effimera, un amore formato solo nella mente, un amore a cui la persona vorrebbe tendere…ma non ce la fa, si circonda dell’amore ma non è nell’amore.
Conoscere l’amore non è una operazione della mente, è un incontro, che si relazione in noi e con noi ogni giorno.
La nostra scelta più importante è il modo in cui decidiamo di vivere la nostra vita. La felicità è amore, nient’altro.


Il nostro ideale è l’amore perché siamo divisi.
C.G. Jung, - Visioni I, p.190

Secondo Carl Gustav Jung noi siamo interiormente divisi, ed è per questo che siamo alla continua ricerca di Amore...


"L’Amore è il movimento psichico che unisce due persone creando una terza forza: la relazione. Attraverso l’Amore possiamo conoscere noi stessi, l’altro e il mondo.Per costruire una relazione bisogna essere umili lavoratori al servizio della relazione stessa, solo in questo modo è possibile costruire un amore  duraturo condividendo sé stessi con l’altro”.


Buon fine settimana a tutti nella gioia del vero Amore!

Katia Botta



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Se questo argomento è stato di tuo interesse e vuoi approfondirlo o trovare una soluzione personalizzata per te: Contattami .Ecco i percorsi che puoi fare insieme a me: Floriterapia e Coaching Cognitivo, Naturopatia


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sabato 30 giugno 2018

Costruire rapporti di vita


A volte impariamo attraverso le nostre esperienze dirette di vita, altre volte lo Spirito ci viene in aiuto mostrandoci gli atteggiamenti, le parole o i modi di fare degli altri. Allora capiamo a che punto siamo arrivati nel nostro cammino, e quando pur riconoscendo chi siamo ma per umiltà non lo diciamo per non alimentare il nostro ego, ecco che alcuni comportamenti altrui ci insegnano a capire soprattutto chi o cosa NON vogliamo essere e a riconoscere la differenza tra due importanti azioni e cioè se stiamo eseguendo la volontà di Dio o se stiamo appagando il nostro ego.

Abbiamo bisogno di discernimento, ma abbiamo anche bisogno di auto accettazione, auto conoscenza di noi stessi e purezza emozionale.

La vera autostima non è solo l’amore per se stessi ma anche l’accettazione degli altri ammettendo che non tutti siamo uguali ma che tutti noi abbiamo piccole o grandi qualità che possiamo perfezionare, anche con l’aiuto o l’esperienza dell’altro. Dobbiamo imparare a relazionarci con gli altri senza considerare le carenze o le aspettative. Ognuno di noi porta dentro di sé una virtù, un punto di forza, un dono, che quando emerge contribuisce al miglioramento di noi stessi e di chi ci sta intorno.

L’orgoglio, il senso di superiorità, la superbia soddisfano il nostro ego, ma l’ego e l’amore non hanno vita insieme, possiamo costruire rapporti di vita solo attraverso reali e consapevoli atti, parole e messaggi d’amore e dando un valore incondizionato e senza giudizio ad ogni essere umano.
Buona Vita!   Katia Botta


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mercoledì 15 novembre 2017

A volte per arrivare al mare bisogna attraversare il deserto

La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.
(Osea 2, 16)
A volte per arrivare al mare bisogna attraversare il deserto. Il nostro deserto interiore, quel luogo dove incontriamo noi stessi con le nostre paure, i nostri difetti, le nostre ferite rimaste a lungo aperte, le nostre sconfitte, la nostra superbia, la nostra arroganza, il nostro pensare di sapere tutto. Il deserto è la via della purificazione, dove iniziamo a dialogare con quelle parti di noi stessi che non accettiamo e/o rifiutiamo, è il luogo della battaglia con il nostro ego che alla fine si arrende nell’accettazione e nell’amore. Solo dopo aver attraversato il nostro deserto interiore riusciremo ad arrivare al mare dove finalmente riusciremo ad accogliere ed esprimere l’amore che è dentro di noi  per poi donarlo. Attraversare il deserto per giungere al mare non prevede una distanza, è una fase, può essere anche solo un momento, basta ricordarsi che di fronte all’immensità del deserto e del mare siamo comunque piccoli ed è nell’umiltà di questa piccolezza che dobbiamo purificare il nostro ego.

S. Teresa di Lisieux diceva: “La creatura è tanto più se stessa quanto più comprende il proprio "nulla" ossia la propria povertà, la propria piccolezza e sente nel cuore gli infiniti desideri di Dio”.
La "piccolezza" secondo il Vangelo, infatti, è il criterio e la misura del vero progresso spirituale (cfr. Mt 18,4).

Nel deserto sconfiggiamo la solitudine di tutti i giorni, riempiendola della presenza del Signore, che dà la vera pace.


Buon viaggio a tutti!  Katia Botta

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Immagine dal web: deserto e mare Oman

venerdì 19 maggio 2017

Siamo come goccioline di rugiada

A volte non ci rendiamo conto delle cose belle che ci accadono fino a quando non le raccontiamo, fino a quando attraverso le parole diamo anima ai nostri sentimenti, alle nostre emozioni, ai nostri incontri.
Siamo come goccioline di rugiada e non ci rendiamo conto della nostra luminosità finché un raggio di Luce più intenso non ci illumina…ed era proprio qui accanto a noi: Gesù raggio di luce, amore e speranza.

Buona giornata a tutti nella luminosità di questo giorno. Katia

Maranathà! Vieni Signore Gesù e illuminaci



                                IO SONO LA LUCE DEL MONDO
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Giovanni 1,9

Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce. Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro. Giovanni 12,36

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Buona Vita, Pace a voi! Katia Botta

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mercoledì 5 aprile 2017

Accettazione: Accogliere il nostro malessere come un nuovo amico


"Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere: completamente vivi." (Massimo Gramellini)

A volte stiamo male, abbiamo il “magone”, quel peso che abbiamo sullo stomaco, quella sensazione di stretta alla gola che non riusciamo a definire se data dalla malinconia, dalla rabbia o dalla tristezza, è il risultato di un avvenimento che ci ha scombussolato, può trattarsi di un malessere fisico importante, oppure da una sensazione di malessere interiore causato da un aborto, un lutto, divorzio, licenziamento, il sentirsi traditi da una persona cara, oppure da una manifestazione naturale come ad esempio la menopausa. Le reazioni a queste cause possono essere diverse ma spesso una in particolare è comune a tutte le persone, ed è quella che nella maggior parte dei casi limita il processo di guarigione:  La mancanza di accettazione.

Qualsiasi avvenimento nuovo della nostra vita deve essere integrato con l’accettazione e la consapevolezza

Ogni processo di rifiuto, critica o giudizio, infatti, finisce per provocare una restrizione del campo di consapevolezza.

L'accettazione è un aspetto intrinseco della consapevolezza e quando diveniamo consapevoli abbandoniamo ego e giudizio, sia verso noi stessi che il nostro star male. Accettare non vuol dire arrendersi ma fare chiarezza dentro noi stessi, è pura attenzione e presenza. 

Nel vocabolario Treccani "accettare" è definito come “Consentire ad accogliere, a ricevere quanto viene offerto o proposto” . Quindi accogliere e accettare con resilienza quanto la vita ci propone ci aiuta ad affrontare con una visione positiva le difficoltà della vita, mentre fare resistenza non fa altro che provocare il persistere del malessere che è dentro di noi, è come una lotta che operiamo contro noi stessi. 

La resistenza ci impedisce di realizzarci, facendoci rimanere aggrappati a qualcosa che già conosciamo e che ci dona solo un’apparente sicurezza. Accettare significa anche confrontarsi con alcune parti di noi che non accettiamo di vedere come la rabbia, la paura, la vergogna, il senso di colpa, il dubbio, il dolore, il rifiuto, l’abbandono, l’umiliazione, l’ingiustizia, la sofferenza; rimanere nella propria “Zona di Comfort”(la nostra zona di confine protettivo), ci protegge da queste emozioni che non vogliamo affrontare ma non risolve certo il problema. 
   
L’accettazione placa la sofferenza, la strategia della consapevolezza crea attenzione nel presente e ci aiuta a riconquistare la nostra spontaneità, ci ridona la serenità.

L’accettazione è anche una fase del processo del perdono, verso noi stessi e gli altri.

“Il perdono comporta infatti una modificazione dei sentimenti negativi verso una polarità maggiormente positiva e di accettazione dell’accaduto e dell’offensore”.

"Se sei malato, scopri prima di tutto che cosa hai fatto (Tu) per diventarlo" (Ippocrate)

Quando stiamo male e non riusciamo a trovare una via d’uscita, anzichè tormentarci e rimuginare sul problema sarebbe opportuno orientarsi sulla risoluzione e porsi alcune domande, limitandoci solo ad osservare le sensazioni che proviamo,  queste sensazioni a volte si possono esprimere anche con una percezione di cambiamento nel corpo, magari una piccola contrazione. Osserviamole ma senza giudicarle:

Cosa sto rifiutando?
A cosa sto sfuggendo nella mia vita?
Cosa non voglio vedere o affrontare?
Cosa o chi mi provoca fastidio e disagio?
Ho già rifiutato nel mio passato un’offerta o una proposta?
Quale parte di me stesso mi sta mostrando il malessere che io rifiuto?
Cosa vuole insegnarmi quest’esperienza?
C’è forse una paura che sta limitando la mia accettazione?
Cosa o chi mi infastidisce nell’accogliere, nel ricevere?
E se fossi già guarito, mentre invece sto negando a me stesso questo cambiamento?

Il rifiuto crea resistenza che accompagnata a sentimenti negativi di rabbia, ingiustizia, frustrazione, non ci dona la giusta lucidità per poter vedere e affrontare in modo limpido la situazione che stiamo vivendo.
A volte il nostro malessere può essere una prova spirituale, la cosiddetta Crisi che precede lo sviluppo spirituale  oppure, un’opportunità di cambiamento che la vita ci sta offrendo quindi accettiamola, accogliamola come quando ci viene presentato un nuovo amico, magari all’inizio non ci è molto simpatico, forse perchè siamo stati influenzati dalla descrizione di altri amici, ma poi man mano, frequentandolo e parlandoci scopriamo che possiede delle qualità e che anche lui è entrato nella nostra vita per insegnarci qualcosa. Accogliamolo, l’accettazione è anch’essa una forma di amore.  

Per dare completezza alla guarigione questa deve avvenire su più livelli quindi non solo fisico, ma anche psichico e spirituale.

I Fiori di Bach riequilibrando gli stati d’animo, possono essere un valido aiuto nella consapevolezza emotiva, l’essenza floreale adatta all’accettazione e alla fase di adattamento che si verifica durante un periodo di cambiamento ovviamente sarà diversa da persona a persona,  a seconda dello stato d’animo vissuto.
La guarigione è un percorso della coscienza di trasformazione e di integrazione di un vuoto. Lo stato di malessere fisico o interiore che proviamo ci rivelano il nostro disagio esistenziale, ma ci aiuta anche ad evolverci e a comprendere più profondamente noi stessi per nutrire con amore e compassione gli aspetti positivi della nostra personalità.
 


"La tristezza arriva perché non permettiamo ai cambiamenti di avvenire, ci aggrappiamo, vogliamo che le cose restino statiche... Un uomo consapevole sa che la vita cambia continuamente... Un uomo di consapevolezza diventa abbastanza coraggioso da accettare il fenomeno del cambiamento, ed in quell’accettazione vera esiste l’estasi, allora tutto va bene, non sei mai frustrato".  Osho



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Buona Vita! Katia Botta

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