La nostra scelta più importante è il modo in cui decidiamo di vivere la nostra vita. La felicità è amore, nient’altro.

Katia Botta

lunedì 6 aprile 2020

Ogni punto di svolta ci porta alla trasformazione

“Credo che nella vita di ciascuno esista un innegabile punto di svolta, una serie di circostanze che all'improvviso cambiano tutto”
( Nicholas Sparks)

In questi ultimi giorni si parla spesso di “Punto di svolta”: punto di svolta nella gestione dell’epidemia Covid19, dei farmaci, dell’economia, per il progetto europeo, dell’area digitale, punto di svolta nel processo di riorganizzazione del lavoro, della ricerca, ecc… Tutto ciò mi ha riportato alla mente il libro “Il punto di svolta” di Fritjof Capra scritto durante la crisi economica e sociale dei primi anni 1980 in cui l’autore sostiene che la crisi dipende dalla nostra ostinazione teorica e come soluzione  indica che: “Solo un superamento del riduzionismo ispirato a una visione olistica, ecologica del mondo potrà aiutarci a sciogliere i nodi problematici del nostro tempo”.


Cos’è una visione olistica?

Avere una  Visione olistica vuol dire  avere la Visione del Tutto, una Visione Globale dell'essere umano in quanto tale e delle sue interrelazioni con la realtà, per arrivare a ciò occorre avere esperienza nel processo cognitivo, cioè nell'approccio aperto a relazioni diverse da quelle consolidate nell'ambiente circostante. Un processo cognitivo per esempio è “l’attenzione” che permette di selezionare alcuni stimoli ambientali tra i molti disponibili ad un dato momento e di ignorarne altri.

Detto ciò ritorniamo al Punto di Svolta…

Il punto di svolta si verifica quando una nuova forza modifica il modo in cui affrontiamo nuovi eventi ed esperienze.

La chiave per sopravvivere nella tempesta di questo enorme cambiamento che stiamo vivendo, dove i vecchi paradigmi di pensiero non saranno più accettabili, è la nostra personale percezione dell’evento che si traduce nella capacità di resilienza che, oltre ad essere nostro alleato per il superamento di questo cambiamento epocale, ci aiuterà anche a fronteggiare cambiamenti esistenziali personali. La resilienza diventa quindi un processo di apprendimento attraverso il quale con un atteggiamento propositivo  abbiamo la possibilità di risollevarci dalle difficoltà prodotte sia da eventi negativi, anche traumatici, che dal cambiamento che ne deriva, riorganizzando positivamente la nostra vita dinanzi alle difficoltà. Con la visione resiliente, in pratica, non è l’evento che definisce l’importanza del fatto in sé, ma come reagiamo al verificarsi dell’evento.

Come comportarsi al verificarsi di un evento negativo?

Di fronte al qualsiasi evento negativo la prima cosa da fare è accettare la realtà della situazione per poi decidere in modo consapevole e centrato come reagire alla circostanza, impegnando la nostra energia sulla risoluzione del problema più che soffermarsi sul problema stesso.

Nessun problema è stato mai risolto piangendosi addosso, rimanendo fermi davanti alla difficoltà o utilizzando atteggiamenti vittimistici, questo è un atteggiamento passivo che determina staticità, rigidità e contrapposizione alla forza contraria: è ciò che si definisce resistenza, il classico tipo “mi spezzo ma non mi piego”, ma chi fa resistenza è solo testardo, manca dell’aspetto cognitivo, non si nutre né di riflessione né di ragionamenti, non instaura un rapporto empatico, ma in modo ostinato rimane fermo sui suoi passi negandosi la possibilità di andare avanti per progredire o cambiare direzione.

Al contrario essere resilienti vuol dire adottare un atteggiamento propositivo e costruttivo di fronte al problema, dando vita a una dinamica flessibile che ci aiuta ad avanzare nonostante le avversità.



Risolvere il conflitto

Puoi anche dedicare qualche minuto o mezza giornata a piangere o a  compiangerti sul problema, ma poi impegna tutte le tue risorse sulla risoluzione del problema, in questo modo toglierai energia al problema stesso dando spazio alle tue risorse, ai tuoi talenti e troverai gli strumenti adatti per superarlo. In questo modo diventerai più flessibile, come un’aquila allargherai la tua veduta modificando la prospettiva, inoltre applicando processi dinamici come le abilità di coping, (le strategie mentali e comportamentali che una persona mette in atto per gestire/fronteggiare situazioni problematiche) e l’intelligenza emotiva, ovvero convivere con le emozioni proprie e degli altri,  saprai gestire meglio le tue emozioni per comprendere quelle degli altri: autocontrollo, empatia e attenzione agli altri sono la base di qualsiasi relazione vincente, risoluzione dei conflitti ed eventi stressanti.

Fu nel 1995 che Daniel Goleman rese popolare il concetto di Intelligenza Emotiva definendola:

“La capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare”.

John C. Maxwell scrittore, speaker motivazionale, uno dei massimi esperti mondiali in tema di leadership è solito affermare che:

“La vita è il 10% ciò che ti accade e per il 90% come tu reagisci alle cose che ti accadono”

Il silenzio come una strategia di resilienza 
Nelle avversità ricordiamoci sempre che per ritrovare noi stessi è necessario silenzio, anche il silenzio si può considerare come una strategia di resilienza.  Ricordando le parole di Don Tonino Bello:

“Dobbiamo riservare lunghi spazi al silenzio. Non rimarranno vuoti, Dio li riempirà della sua presenza”.
Buona Vita!
Katia Botta


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