La nostra scelta più importante è il modo in cui decidiamo di vivere la nostra vita. La felicità è amore, nient’altro.

Katia Botta

venerdì 6 gennaio 2017

I Re Magi sono simboli di cammino e di ricerca di Dio


I Magi rappresentano gli uomini di ogni parte della terra che vengono accolti nella casa di Dio. Davanti a Gesù non esiste più divisione alcuna di razza, di lingua e di cultura: in quel Bambino, tutta l’umanità trova la sua unità.
(Papa Francesco)

Solo il Vangelo di Matteo parla dei Re Magi ma senza descriverli, racconta che i Magi dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei. 

Vi sono 4 passi importanti su cui riflettere:
La Ricerca nel Cammino,
la Partecipazione attiva nell’indagine di fede,
la Prostrazione nel gesto dell’Adorazione come Dio.
L’Offerta dei tre doni

I Re Magi sono simboli di cammino e di ricerca di Dio, pertanto l’Epifania nel tempo è stata definita una festa di “movimento” una attraverso la quale possiamo capire come Cristo vada verso il mondo e il mondo verso di Lui.  
La nostra fede viene dalla storia. Non è idea, pensiero, riflessione. E’ rivelazione ed opera di Dio nel nostro tempo.
Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo.
La stella è segno di regalità; essi invece vi vedono anche l’altro segno: quella della divinità
Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov’è il re dei Giudei che è nato?
E’ nato un re, anzi è nato il re dei Giudei. Non sanno dove e lo chiedono. Notare la partecipazione dell’uomo nell’indagine di fede. A volte c’è un segno, c’è una verità significata, ma è lasciata all’uomo la partecipazione attiva per indagare la pienezza della verità. Ancora una volta Dio e l’uomo insieme, il segno e la persona insieme. Non tutto è dato. La fede è dono ed è ricerca; è regalo ma anche sforzo ed impegno.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono.
Nel gesto della prostrazione essi lo riconoscono come re. Nel gesto dell’adorazione come Dio.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

L’oro è per la regalità.  L’incenso è per la divinità.  La mirra è per la mortalità, l’amarezza, il dolore, la sofferenza. Nell’offerta di questi tre doni le profezia si ricompongono: Regalità e divinità, umanità e sofferenza, mortalità e immortalità, Dio e Uomo sono in questo BAMBINO CHE E’ NATO.

La mano di Dio vigila sul bambino. L’occhio del Signore veglia sul cammino del Giusto e lo salva. Dove non arriva l’uomo, dove l’uomo non vede, vede Dio ed arriva Lui. La prudenza è dono dell’Onnipotente ed è concessa ai suoi veri adoratori.

Che tipo di stella era quella che i Magi hanno visto e seguito?

Il Santo Padre Benedetto XVI ci spiega il suo significato: 

“E veniamo così alla stella. Che tipo di stella era quella che i Magi hanno visto e seguito? Lungo i secoli questa domanda è stata oggetto di discussione tra gli astronomi. Keplero, ad esempio, riteneva che si trattasse di una “nova” o una “supernova”, cioè di una di quelle stelle che normalmente emanano una luce debole, ma che possono avere improvvisamente una violenta esplosione interna che produce una luce eccezionale. Certo, cose interessanti, ma che non ci guidano a ciò che è essenziale per capire quella stella. Dobbiamo riandare al fatto che quegli uomini cercavano le tracce di Dio; cercavano di leggere la sua “firma” nella creazione; sapevano che “i cieli narrano la gloria di Dio” (Sal 19,2); erano certi, cioè che Dio può essere intravisto nel creato. Ma, da uomini saggi, sapevano pure che non è con un telescopio qualsiasi, ma con gli occhi profondi della ragione alla ricerca del senso ultimo della realtà e con il desiderio di Dio mosso dalla fede, che è possibile incontrarlo, anzi si rende possibile che Dio si avvicini a noi. L’universo non è il risultato del caso, come alcuni vogliono farci credere. Contemplandolo, siamo invitati a leggervi qualcosa di profondo: la sapienza del Creatore, l’inesauribile fantasia di Dio, il suo infinito amore per noi. Non dovremmo lasciarci limitare la mente da teorie che arrivano sempre solo fino a un certo punto e che – se guardiamo bene – non sono affatto in concorrenza con la fede, ma non riescono a spiegare il senso ultimo della realtà. Nella bellezza del mondo, nel suo mistero, nella sua grandezza e nella sua razionalità non possiamo non leggere la razionalità eterna, e non possiamo fare a meno di farci guidare da essa fino all’unico Dio, creatore del cielo e della terra. Se avremo questo sguardo, vedremo che Colui che ha creato il mondo e Colui che è nato in una grotta a Betlemme e continua ad abitare in mezzo a noi nell’Eucaristia, sono lo stesso Dio vivente, che ci interpella, ci ama, vuole condurci alla vita eterna”. (estratto da: Omelia del Santo Padre Benedetto XVI Basilica Vaticana Giovedì, 6 gennaio 2011) © Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana.


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sabato 31 dicembre 2016

5 parole per augurati Buon Anno


Buon Anno a tutti di Felicità, Serenità, Speranza, Gratitudine e Gioia.

Ricordiamoci sempre che:

LA FELICITA’ è nelle piccole cose, osservando con gli occhi del cuore

LA SERENITA’ è una scelta che operiamo attraverso la purificazione dei nostri pensieri

LA SPERANZA è la fede in Cristo Gesù che mai ci abbandona, è un dono dello Spirito da rinnovare giorno per giorno. Con il sostegno del dono della speranza abbiamo la possibilità di non darci per vinti e non cedere alla disperazione, la speranza ci fa credere nel presente e fa luce su un futuro possibile. La speranza è frutto della gratitudine, è sapere che tutto ciò che già abbiamo e di cui avremo bisogno ci sarà donato. 

LA GRATITUDINE è esprimere il nostro ringraziamento a Dio per ciò che ci ha donato. E’ la prima preghiera con cui ci apriamo alla comunicazione con Dio.

LA GIOIA, almeno per me, è la luce che vedo brillare negli occhi di qualcuno quando riesco a donare un po’ di amore, è sorridere alla vita di ogni giorno che mi regala incontri e esperienze, ma la gioia più grande la sento dentro quanto più sono vicina al Signore Gesù, non si può descrivere ma solo provarla, è una gioia completa che ti riempie e che trabocca, e ti senti talmente gioioso che non vedi l’ora di condividerla, è la gioia del cuore, della forza e dell’amore, è la gioia di sapere che Lui è sempre con te, non ti lascia mai la mano.
Buon Anno a tutti! Katia Botta




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sabato 24 dicembre 2016

Mendiants, i cioccolatini che augurano il bene, dei 4 ordini monastici



Se avete poco tempo a disposizione o siete un po’ in ritardo con i dolci di Natale, questa ricetta può essere una soluzione veloce e semplice da realizzare.
Les Mendiants è un dolce tradizionale francese e fa parte dei tredici dolcetti appartenenti alla tradizione natalizia provenzale, il Mendiant è composto da un disco di cioccolato fondente su cui vengono adagiati 4 tipi di frutta secca ognuna delle quali è riferita, secondo la tradizione, al colore degli abiti monastici, da qui il significato del nome Mendiants-Mendicanti: uva passa per i Domenicani, nocciole per gli Agostiniani,  fichi secchi per i Francescani e mandorle per i Carmelitani.

Queste pasticche di cioccolato sono molto semplici da realizzare, la ricetta originale prevede gli ingredienti citati sopra, ma si possono personalizzare secondo i propri gusti utilizzando al posto del cioccolato fondente, cioccolato al latte o bianco e guarnire con frutta secca o candita a piacere (noci, pinoli, nocciole, mandorle, ciliegie candite, arancia candita, zenzero candito, uvetta, cranberries canditi, mirtilli essiccati, mango essiccato, ecc.). 

In Provenza durante le feste di Natale usano accompagnare il caffè con questi deliziosi dolcetti, ma considerata la loro bontà e facile realizzazione ci possono accompagnare tutto l’anno, per un thè pomeridiano, una pausa caffè oppure per un dopocena accompagnato da un passito, un brandy, o un liquore allo cherry. Inoltre possiamo recuperare gli ingredienti dopo le festività del Natale o dopo Pasqua, riciclando le uova di cioccolato. 

Ecco gli ingredienti della Ricetta Base Les Mendiants

(Proporzioni:gr.100 di cioccolato=10 dischetti di Mendiants)
Ingredienti:
- 200 gr. cioccolato fondente extra al 70% di cacao
- 50 gr. Miele liquido
-uva passa, nocciole, fichi secchi, mandorle q.b.

Procedimento
Prima di iniziare preparate una teglia foderata con da carta da forno, servirà per adagiare e far rassodare i mediants.
In un pentolino sciogliete un po’ di miele, quindi aggiungete la frutta secca e mescolate fino a quando prende un bel colore ambrato, ma senza farlo caramellare troppo. Lasciatela da parte, servirà alla fine per la decorazione dei mediants.
Spezzettate il cioccolato in una ciotola o altro contenitore e fatelo sciogliere a bagnomaria, quando sarà completamente sciolto toglietelo dal fuoco e immergete subito il contenitore in acqua ghiacciata per qualche minuto, continuando a mescolare.
Lo sbalzo di temperatura serve a rendere lucido il cioccolato e ad evitare la patina che si forma sui cioccolatini quando il cioccolato non è temperato.
Dopo aver fatto questa operazione rimettetelo a bagnomaria mescolando per qualche secondo, fino ad ottenere un cioccolato lucido e liscio.

Ora con un cucchiaio versate sulla teglia il cioccolato fuso, formando  dei dischetti sottili da circa 5 cm. di diametro.

Appoggiate sui dischetti la frutta secca e fate rassodare a temperatura ambiente per almeno 4 ore, ma non in frigo.  
Staccate i mediants dalla carta da forno con una paletta solo quando sono ben rassodati. Potete conservarli (nel caso ne restasse qualcuno…) in una scatola di latta lontano da fonti di calore. 

Provate a farli anche voi e poi lasciate un commento.

Cioccolatoso Natale a tutti!

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Buona Vita! Katia Botta
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mercoledì 21 dicembre 2016

Bisogna ascoltare ma anche esprimere i propri sentimenti




Bisogna imparare ad ascoltare ma anche ad esprimere i propri sentimenti. In che modo? Identificando e dando voce alle proprie emozioni.
Esprimere i propri sentimenti e farne partecipe l’altro vuol dire comunicare i propri bisogni con chiarezza, in questo modo si evitano incomprensioni. Identificare e saper riconoscere le proprie emozioni sono le basi per una buona intelligenza emotiva. L’intelligenza Emotiva è un concetto sviluppato da Daniel Goleman, con il suo lavoro, Goleman ha messo a fuoco per la prima volta l'importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni più razionali del pensiero.
Daniel Goleman definisce l’intelligenza emotiva come “la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali”.
In sostanza l'intelligenza emotiva è una capacità insita in ognuno di noi, che può essere sviluppata, perfezionata e trasmessa per migliorare il proprio rapporto con sé, con gli altri e con le realtà che viviamo ogni giorno.
Nascondere le proprie emozioni ha varie motivazioni, può essere frutto di un linguaggio sociale legato alla propria educazione familiare, in questo caso non è nostro, non ci appartiene nel profondo, ma è solo il risultato di un condizionamento; può anche derivare da una sorta di timidezza, dalla paura di non essere accettati, o altro ancora.
Negare a se stessi e agli altri i propri sentimenti porta solo a frustrazioni. Liberatevi, comunicate i vostri sentimenti di amore, l’amore vi capirà e vi seguirà.
Buona giornata a tutti!!! Katia Botta

Per approfondimenti sull’Intelligenza Emotiva di Daniel Goleman 
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__intelligenza_emotiva.php?pn=5703



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